A cosa serve meditare?   Nuovo!


È passato poco più di un mese da quando sono tornata dalla mia esperienza di vipassana, e inizio ora a vedere dei piccoli cambiamenti che si stanno rivelando anche nella mia vita.

Prima di partire

Ho deciso di partire per la Vipassana perché volevo imparare seriamente a meditare. Ho fatto tanti corsi di rilassamento, consapevolezza corporea, bioenergetica, meditazioni dinamiche, ho imparato a preparare visualizzazioni guidate e a facilitare il rilassamento e l’ascolto di sé di gruppi di persone, ma non avevo mai realmente frequentato un corso per imparare a meditare in un modo più classico. Dentro di me (sì: anche io uso questi termini), intuitivamente, sentivo che questo tipo di meditazione mi sarebbe stato utile.

Negli ultimi quattro anni sono riuscita a rimanere sana di mente grazie ad una disciplina ferrea, all’ottimizzazione del tempo quasi maniacale, alla mia capacità di sentire quando dovevo per forza fermarmi altrimenti mi sarei ammalata (e grazie alla pazienza di chi mi è stato accanto e intorno, ovviamente, ma non è questo il tema di questo post).

Ho provato più volte, da sola, a meditare, ma non c’ero mai riuscita perché tutto quello che ho scritto sopra imponeva una specie di schizofrenia e controllo assoluti, e questo si scontrava con l’imparare da sola una tecnica che prevede di fermarsi per più di 5 minuti durante un giorno normale.

Succedeva che il tempo in cui provavo a meditare lo passavo a scacciare i pensieri che arrivavano ed a chiedermi se la sveglia sarebbe suonata, se ero sicura di averla impostata e se per caso non fosse già passato il tempo e io non me ne fossi accorta e quindi fossi già in ritardo.

A dicembre ho lasciato il primo lavoro, e a gennaio, quindi, mi sono fermata per 10 interi giorni per imparare a meditare.

 

Durante il corso

La prima sera ho conosciuto Alyson, una delle mie compagne di stanza. Prima che iniziasse il Nobile Silenzio ci siamo confrontate e al mio “la mia paura è di non farcela a meditare per 11 ore al giorno” lei mi ha risposto: “non saranno 11 ore di meditazione al giorno, saranno 11 ore di tentativi di meditazione al giorno“, e poi ha aggiunto “sii gentile, sii clemente con te stessa”

“sii gentile, sii clemente con te stessa”

Mi sono ripetuta questa frase continuamente in quei giorni: sono state uno dei più grandi insegnamenti che io abbia mai ricevuto. Quelle parole sono arrivate in un momento in cui io potevo ascoltarle, evidentemente, perché sono sicura che mi erano già state dette altre volte.

"Dopo un mese" immagine che dà il senso di un percorso :D (foto fatta a Scarlino)

“Dopo un mese” immagine che dà il senso di un percorso 😀 (foto fatta a Scarlino GR)

Ora

Ora, dopo un mese, cos’è cambiato?

Ogni mattina mi alzo un’ora prima (non più alle 4, ora mi alzo alle 6 o alle 6.30) e continuo a fare tentativi di meditazione per un’ora. Quasi ogni sera tento per un’altra mezz’ora. Ogni tanto riesco a meditare per diverso tempo, spesso mi distraggo molto, ma sono sempre gentile e clemente con me stessa. Quando la vibrazione del fitbit mi annuncia che è finito il tempo sono comunque sempre fiera di me. Non mi chiedo più “quanto mancherà alla fine dell’ora?”: non ha più importanza saperlo. Io continuerò ad essere clemente con me stessa finché sentirò la sveglia.

Ogni mattina mi faccio questo prezioso regalo: mi dico “vai bene così” e me lo dico quando sto praticando la Vipassana e anche quando mi accorgo che sto pensando a cosa scriverò nel post subito dopo aver finito, con un pensiero del tipo: “toh, sto di nuovo pensando al post, però ora ricomincio ad ascoltare il corpo”.

Ho notato che questo atteggiamento lentamente sta tracimando anche nel resto della mia giornata, come se fosse un vaso che riceve continuamente acqua e non viene svuotato. L’insegnamento della Vipassana ogni tanto esce dal vaso dell’ora del mattino e scivola in alcuni momenti del resto del mio tempo.

A volte a tracimare è la clemenza, a volte l’ascolto di sé, a volte tutte e due le cose assieme.

Me ne sono accorta con forza lo scorso weekend mentre passeggiavo. Per la prima volta dopo tanti anni ho realizzato che, senza farlo con intenzione, stavo ascoltando me stessa camminare, percepivo l’ambiente intorno a me, sentivo gli odori e i rumori, mi riempivo gli occhi della natura che avevo intorno, senza pensare ad altro. Un momento di gioia immensa, seguito ovviamente subito dopo da un’idea per un post, per un corso, per qualcosa. Perché comunque questa è la mia natura, e non cambierà, e va bene così.

 

Quindi a cosa serve meditare?

Non credo ci sia una risposta collettiva, a me sta servendo per essere più gentile con me stessa. Parlo di quella gentilezza fatta non solo di pensiero, ma di sensazione vera. Mi sto piano piano accontentando di quello che sono: mi stimo per quello che so fare e sto iniziando ad accettare veramente anche quei momenti in cui si evidenziano i miei limiti, e questo a me dà una grande serenità.

Credo che ognuno possa trovare l’utilità della meditazione, magari a qualcuno neppure serve meditare. Per capire se ti può essere utile puoi iniziare provando uno dei miei podcast brevi, o venire ad uno dei miei incontri.

Come ti posso aiutare?

Con questa nuova modalità di me ho preparato due proposte di gruppo: delle brevi meditazioni in pausa pranzo e poco prima di cena, e un corso sulle emozioni.


Informazioni su Monja Da Riva

Sono Monja, un'operatrice shiatsu un po' particolare, uso lo shiatsu e tutto quello che ho imparato con più di vent'anni di danza e lavoro personale sulla consapevolezza corporea per ascoltare ed aiutare le altre persone ad ascoltarsi e a prendere coscienza profondamente del loro corpo. Lo faccio di persona, dal vivo, a Cascina (Pisa). Arriverò anche online, ci sto pensando! Nel frattempo se vuoi scrivermi ti leggo molto volentieri!