I gradi di felicità 1


Cosa vuol dire essere felice?

un bambino che ride felice

Quante felicità ci sono? e qual è la differenza tra un tipo di felicità e un altro?

Ho in mente due situazioni tipo in cui io mi sento felice.

Quando salgo su un palco.

Quel lasso di tempo che dura un respiro e che mi fa sentire tutto in una volta il caldo delle luci, l’aspettativa del pubblico, la mia eccitazione, il silenzio, il vuoto. L’assenza della mia mente, nessun pensiero. Felicità assoluta, completa. Non c’è altro che la felicità.

Quando sono a casa tranquilla, sul divano.

Con il mio compagno da un lato e la gatta da qualche parte. Magari bevo tisana calda allo zenzero. Sono serenamente felice. Un po’ come nei cicli dei cinque movimenti quando si dice che sono sempre presenti tutti e cinque in proporzioni variabili: in questi momenti io provo tante emozioni contemporaneamente e la gioia è quella che è più forte.

Qual è la differenza tra questi due stati d’animo? Qual è il migliore?

La risposta è che nessuno dei due è migliore dell’altro. Sono profondamente diversi, tuttavia.

Il momento di felicità assoluta è fantastico, come un’allucinazione (di quelle belle).

Quando lo si prova (e non capita solo quando si sale sul palco!) l’intero essere è annullato nell’emozione, e per qualche istante si è completamente ostaggio della felicità. In quei momenti la nostra energia è altissima e tutto il nostro corpo è focalizzato nell’emozione, saremmo in grado di accendere una lampadina mettendola in bocca, come lo zio Fester.

Pericoloso? Sì, e no.

Sì se non riconosciamo altra felicità che questa. Per ovvi motivi (anche di dispendio energetico) non possiamo vivere sempre in questo stato, perché ci consumeremmo. E poi in questo stato non siamo in grado di ragionare bene, con quest’emozione così forte che ci sta assorbendo.

No se siamo coscienti che stiamo provando un’emozione forte e temporanea. Renderci conto che quel preciso momento è un momento di grandissima felicità ci serve, perché possiamo spiegarci cosa sta succedendo (mi sento il cuore esplodere: è perché sono felice, non perché sto per avere un infarto), perché possiamo sapere che avremo qualche istante di blackout (per l’appunto: in quei momenti siamo solo felici) e perché vivaddio, ce lo possiamo godere!

Il momento di felicità tranquilla sul divano è un momento importante

Potresti pensare che sia una situazione normale, e chiederti come ci si possa sentire davvero felici in una situazione così. Per dimostrare quanto sia possibile essere felici tutti i giorni, a febbraio ho lanciato il tag #sorridoconpoco su instagram. Quello che volevo provare è che molte volte la normalità è felice, e credo che rendersi conto di questo sia una di quelle cose che un po’ ti cambiano la vita (o almeno ti svoltano parte della giornata).

Guardarsi attorno ed accettare di essere felici anche di una cosa normale come avere un divano e poterci stare seduti sopra con un gatto e una persona cara. O magari anche da soli, o seduti su una sedia, o per terra in un prato, o in piedi dove ti pare a te. Le papere nel laghetto. Un lenzuolo rosso steso al sole. I mandarini arancioni sull’albero verde.  Un cane, la coccinella, un libro.

Accettare di essere appagati dalle piccole cose, senza sforzarsi. Stare in ascolto di se stessi finché si impara a sentire quando si è felici della normalità, non sarebbe bellissimo?

Saper ascoltare e notare questo tipo di felicità è importante perché ci può aiutare nei momenti difficili. Possiamo permetterci di sorridere per qualcosa di piccolo, e lasciare che anche nelle situazioni davvero tristi ci sia uno spazio per un sorriso.

Il difficile, qui, è che ci vuole allenamento: deve venirci naturale perché così ci riusciamo anche quando siamo tristi. L’effetto collaterale è che poi ci succede di sorridere tantissimo tutti i giorni, il che non mi sembra per niente male.

Come fare?

#sorridoconpoco è un’idea per iniziare: osservare la propria giornata e cercare una piccola cosa che mi faccia sorridere. Fotografarla e pubblicarla è un modo per fissare quel momento e renderlo ancora più vero.

Per essere felici e farci caso, come dice Vonnegut nel suo libro.

E tu cosa ne pensi?

Quali sono i momenti in cui la felicità ti rapisce?

E quali sono le tue tecniche per essere felice un pochino ogni giorno, invece?

 


Informazioni su Monja Da Riva

Sono Monja, un'operatrice shiatsu un po' particolare, uso lo shiatsu e tutto quello che ho imparato con più di vent'anni di danza e lavoro personale sulla consapevolezza corporea per ascoltare ed aiutare le altre persone ad ascoltarsi e a prendere coscienza profondamente del loro corpo. Lo faccio di persona, dal vivo, a Cascina (Pisa). Arriverò anche online, ci sto pensando! Nel frattempo se vuoi scrivermi ti leggo molto volentieri!


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