L’anno del Buddha


Se incontri il Buddha per strada, uccidilo.

Ho scoperto scrivendo questo post che è il titolo di un libro. È anche il titolo del mio 2016.

Quella frase dice che nella nostra vita non dobbiamo cercare un riferimento a cui appoggiarci per sempre, ma che dobbiamo imparare a camminare da soli.

Io quest’anno, senza averlo chiesto, ho dovuto affrontare almeno tre Buddha: tre punti d’appoggio della mia vita personale e professionale. Diciamo che al momento sono in vantaggio, ma come in tutte le battaglie le ferite sono tante, e alcune di loro ancora sanguinano.

Aspettando Godot

Il primo mio Buddha mi ha mostrato che anche non scegliere è una scelta, a volte una scelta incredibilmente violenta. Si è fermato: si è seduto alla veranda e ha lasciato che tutto il resto accadesse, ad un certo punto anche che gli togliessero la sedia di sotto. E lui è rimasto lì, a terra, ad aspettare.

All’inizio mi sono molto arrabbiata, ho cercato di farlo venire via, di fargli fare qualcosa, di prendere in mano la situazione e farla cambiare. Poi ho capito che non posso forzare qualcuno a combattere, se non è quello che vuole. Rispettare la sua volontà di non scegliere, non muoversi, appunto.

Ho visto con orrore che la sua immobilità stava scendendo dalla veranda, finiva nel giardino, nell’orto, rovinando fiori e colori e nuove possibilità che sarebbero potute nascere.

Ho capito che dovevo andare. Strapparmi un pezzo di cuore ed andare avanti. Perché io potevo farlo. Quello che in tanti chiamano sano egoismo, per me è stato doloroso istinto di sopravvivenza.

Il re è nudo

Il secondo Buddha era venuto a me come tale. Avevo delle aspettative di competenze, valori. Ero lì pronta ad ascoltare tutta la sua immensa saggezza, ad imparare e ad avere un importante riferimento. Ero certa di essere al sicuro.

L’ho visto per quello che è in un momento in cui io non ero preparata alla scoperta, e per me è stato forse il momento più violento della vita. Poi ho visto anche tutta la sua corte, che continuava a magnificare i suoi bellissimi vestiti inesistenti, e ho capito che non posso essere una di loro.

Il lupo non è solo nelle fiabe, e quasi mai è così stupido da tenere le zanne in evidenza.

Ho capito che la coerenza per me è un valore importantissimo e imprescindibile. Ho capito che tollero molto, ma non la violenza. Che si può tenere la guardia abbassata, ma solo se si è sicuri di essere a casa.

Ho imparato anche che chi si presenta come Maestro non sempre si rende conto di cosa ti sta insegnando. Ma che anche da questo, senza dubbio, puoi imparare qualcosa.

Il vero maestro

Il terzo Buddha è stato quello più semplice da eliminare. Ad un certo punto del mio cammino appoggiata a lui ho capito che potevo staccarmi e camminargli a fianco, perché so stare in piedi da sola. Non l’ho davvero ucciso, ma lo guardo direttamente negli occhi perché ora siamo alti uguale.

Posso prendere i suoi insegnamenti, passarli attraverso le mie mani e unirli insieme a quelli di tutti gli altri maestri, scegliere cosa farne, come ingredienti per una ricetta inedita.


Ho ammirato in modo incondizionato molte persone, nel corso della mia vita, le ho guardate come a dei punti di riferimento incrollabili, e mi sono sentita inferiore a loro. Vali meno, mi dicevo. Loro sanno e tu no. Loro sono quello che tu dovresti essere.

Ho imparato questo, nel 2016: che lì fuori ci sono tante persone speciali, ma che non è giusto cercare in una di loro l’unico riferimento. Ad un certo punto ce la faremo da soli, è proprio quello il fine di avere un maestro.

Come facciamo a sapere se siamo pronti?

Proviamo: ci stacchiamo appena e se non cadiamo vuol dire che è ora di andare. Se cadiamo? Ci rialziamo.

Quello che il 2016 mi ha insegnato è che ora sono io il mio riferimento, che posso stare su bene dritta e camminare per conto mio, perché ne ho tutto il diritto e perché lo so fare.

Questo per me è stato l’anno della morte dei Buddha.

L’anno in cui ho scoperto che il Buddha vive dentro di me.


Informazioni su Monja Da Riva

Sono Monja, un'operatrice shiatsu un po' particolare, uso lo shiatsu e tutto quello che ho imparato con più di vent'anni di danza e lavoro personale sulla consapevolezza corporea per ascoltare ed aiutare le altre persone ad ascoltarsi e a prendere coscienza profondamente del loro corpo. Lo faccio di persona, dal vivo, a Cascina (Pisa) e online.